ChicaVQ 3.1

 

1982 11 Luglio 2004

Filed under: Cose mie — chicavq @ 02:26

Io me la ricordo bene quella sera lì. Mi ricordo che avevo una canottierina bianca e i calzoncini rossi. Mi ricordo che faceva caldo, ma il caldo che fa quando si è bambini, quando caldo vuole dire solo vacanza e niente compiti e ore passate a giocare in cortili pieni di sole. Mi ricordo che eravamo seduti sul divano marrone (molto 70’s), mio papà ed io, luci spente e finestre aperte e la sigla dell’Eurovisione nell’aria. Mio papà non era un gran tifoso di calcio, però per la Nazionale si emozionava. Io non ero una gran tifosa di calcio, però mi piaceva offrirgli il mio supporto morale. La mamma invece era in cucina, con la radio accesa, a fare cose da mamma. Le mamme a quei tempi non guardavano le partite.

Zoff
Bergomi
Cabrini
Gentile
Collovati
Scirea
Conti
Tardelli
Rossi
Oriali
Graziani

Non sapevo ancora che dopo ogni nome bisogna fare l’olé, quindi stavo zitta a guardare questi undici uomini che mi sembravano così grandi e seri e solenni, durante l’inno nazionale. E i tedeschi mi facevano molta paura, erano dei giganti e avevano le facce cattivissime, con quei baffi a manubrio e quelle masse di capelli biondi. Gli Hells Angels sbarcano a Madrid. Arbitro, moneta, stretta di mano, calcio d’inizio. Mio papà era molto paziente quando guardavamo le partite, cercava di spiegarmi le cose, come le regole del fuorigioco e del calcio d’angolo (sì, ho avuto bisogno che mi fosse spiegata, problemi?). Io ascoltavo con molta attenzione e poi facevo le domande che mi parevano più interessanti: “Ma se il portiere da’ il calcio al pallone e fa gol è valido?” “Si può fare gol direttamente dal calcio d’angolo?” “L’arbitro può segnare?” “Ma se il pallone entra in porta solo di poco e l’arbitro non lo vede cosa succede?” Strano a dirsi ma mio papà non mi ha mai picchiato per queste domande. Queste e decine di altre, tutte dello stesso tenore. Mi piaceva sapere le cose per bene. Quando l’Italia segnava mio papà non diceva “gol!”. Mio papà diceva “rete!”, in un rigurgito di nostalgica autarchia. Quella sera l’ha detto tre volte, ma questo lo sapete già. Alla fine della partita eravamo molto contenti e siamo andati in cucina a mangiare l’anguria. Io ero seduta sul davanzale della finestra a sputare semini in strada, guardavo i caroselli di macchine e di gente impazzita e pensavo che quando sarei stata un po’ più grande anche io sarei andata in giro a festeggiare. L’86 non sarebbe bastato, probabilmente, ma il ’90 sì, eccome. E il ’90 mi sembrava così lontano. Quella è stata anche l’ultima partita importante che ho guardato con mio papà. [Beh c’è stata anche Juventus-Liverpool qualche anno dopo, ma non era così importante e poi è stata una cosa molto triste e quella volta non ho fatto neanche una domanda.] Nell’86 ero in montagna con mio fratello, nel ’90 ero con degli amici, nel ’94 ero al mare e nel ’98 in Inghilterra. Penso che adesso mi piacerebbe sedermi ancora vicino a lui e guardare una partita. Mio papà alla fine non ci vedeva più molto bene, e allora avrei potuto essere io stavolta a spiegargli le cose e a raccontargli cosa succedeva. Anche se a lui questa Nazionale di fighette miliardarie non sarebbe piaciuta. Mi manca, mio papà.

intendevo il calcio di rinvio
non ridete, può succedere!

 

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